Hello daddy! by Rossi Marcelli Claudio

Hello daddy! by Rossi Marcelli Claudio

autore:Rossi Marcelli, Claudio [Rossi Marcelli, Claudio]
La lingua: eng
Format: epub
pubblicato: 0101-01-01T00:00:00+00:00


Ginevra

Matrimonio riparatore

Io nella vita ho traslocato solo una volta, quando ho lasciato casa dei miei e sono andato a vivere con Manlio. Mi ha poi detto mia madre che, in realtà, quando avevo un anno e mezzo avevo fatto un altro trasloco. Ma siccome non me lo ricordo, diciamo che non conta.

Se qualcuno, anche solo un anno prima, mi avesse detto: «Tu a un certo punto andrai a vivere in Svizzera», avrei reagito male. Primo, perché la mia psicoanalista mi ha insegnato che bisogna dire «in Isvizzera» (così come in ispiaggia, in istudio e neanche per ischerzo) e, secondo, perché non se ne parla nemmeno, io con la Svizzera non ho mai avuto niente a che fare né avrei voluto averne.

E invece nel giro di un paio di mesi ho deciso di trasferirmi a Ginevra con Manlio e le bambine. Anzi, sarebbe più giusto dire che Manlio ha deciso di trasferirsi a Ginevra con me e le nostre figlie. Lui aveva avuto un’ottima offerta di lavoro e noi tre ci siamo guardati in faccia e abbiamo detto: «Veniamo pure noi».

La cosa più strana è stata accettare di trasferirmi in una città che non conoscevo affatto, in cui ancora non ero neanche mai stato. Di lì a un paio di settimane io e Manlio saremmo andati a cercare una casa e un asilo, e poco dopo ci saremmo tornati con traslocatori e figlie al seguito. Avrei messo piede a Ginevra con l’idea che era già stato tutto deciso, saltando la fase del «vediamo un po’ se mi piace».

«Ginevra è una noia mortale» diceva la giovane amica rampante e single. «Ginevra è il paradiso in terra» diceva la madre di famiglia. «Per un minimo di vita underground devi andare a Losanna» continuava la single. «Io non me andrò mai più da questa città» assicurava la mamma. Se proprio avessi dovuto identificarmi con una delle due, mi sarei sentito di certo più vicino alla mamma che all’amica rampante. Io, di rampante, avevo ormai solo la voglia di buttarmi a letto alle nove di sera. E di underground mi è rimasto giusto un paio di anfibi abbandonati in fondo all’armadio.

Non faticavo a credere che in Isvizzera la vita con i bambini fosse davvero più facile. Eppure, mi aspettavo che qualche anno nella culla della civiltà mi avrebbe fatto saltare agli occhi tutto quello che ancora c’è di bello nella nostra povera Italia. In primis mi sarei dovuto scordare la generosa discriminazione di cui avevo goduto a Roma: il fatto che lì io e Manlio non fossimo considerati una coppia (cosa vuoi che siano quattordici anni tra fidanzamento, convivenza e reciproca sopportazione) faceva sì che in Italia le nostre figlie avessero un solo genitore legale.

E questo mi ha srotolato addosso tutta una serie di vantaggi pensati per le ragazze madri: posto assicurato e gratuito nell’asilo nido comunale (ma non lo vedevano che abitavo ai Parioli?), assegni di povertà a fine mese (in un attico, per di più!), ventidue mesi di congedo facoltativo al lavoro (il genitore singolo ha diritto a undici mesi, che per due gemelle diventano ventidue).



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